I veri eroi della Dakar 2012: Willy Alcaraz

Mi immagino già la polemica…non sono tutti eroi ? Sì, lo sono tutti, senzadakar 2012,polaris razor,rzr,willy alcaraz esclusioni, quelli che riescono ad afrrontare e a portare a termine una Dakar, ma ce ne sono alcuni che lo sono un po’ più degli altri e in questo caso sono sicurissima che chi era lì con noi, ne converrà.

 

Sto parlando di Willy Alcaraz, quello a cui quest’anno, personalmente, assegno la palma del più coraggioso, forte, mentalmente e fisicamente, e bravo.

Willy ha corso da solo con un Polaris RZR 900, da 90 cavalli: una sorta di formichina se paragonato ai grossi camion che ogni giorno lo hanno superato durante la gara, unica cosa che a suo dire, ha davvero temuto. Ma ecco il suo racconto, willy alcaraz, dakar 2012, polaris razordirettamente dalla sua voce: “Questa era la mia ventesima Dakar ed è stata per me una nuova e bella sfida farla e portarla a termine con un Razor. Inizialmente dovevo correre come copilota (il suo ruolo istituzionale negli ultimi anni) ed avevo diverse proposte, poi è arrivato Thierry Magnaldi, che inizialmente doveva utilizzare questo mezzo e lo ha proposto a me, visto che a lui era capitata un’altra occasione”. Willy, per gli italiani, è una vecchia conoscenza, da quando, negli anni Ottanta correva insieme a Christian Chiaravita sulla Land Rover di assistenza veloce della Cagiva: ottimo copilota, ottimo meccanico, persona semplice e simpatica. Non ricordo un solo momento in tutti questi anni, in cui non abbia visto Willy sorridente, seppure spesso stanchissimo. “Correre con una vettura aperta, senza parabrezza, è stata senza dubbio la cosa più difficile, ma a parte questo è andata davvero bene”. Queste le sue prime parole, dopo aver guardato una classifica assoluta che lo vede non solo migliore di tutti questi mezzi in gara, iscritti nella classe T3, ma addirittura 42° assoluto. “Non abbiamo avuto nessun problema al mezzo, mai, nessuna panne dakar 2012,polaris razor,rzr,willy alcarazmeccanica. E man mano che andavo avanti avevo ogni giorno sempre maggiori dimostrazioni di simpatia, anche via internet. Messaggi di amicizia, di persone che mi incoraggiavano e devo dire che mi hanno aiutato moltissimo ad andare avanti. Vedevo che gli altri ci credevano, e così anche io mi sono via via sempre più convinto e questo mi ha super motivato”. E poi ringrazia Marco Piana per l’aiuto e la preparazione del mezzo : “Marco ha fatto tantissimo per me. Bisogna, infatti, pensare che io non avevo mai fatto una Dakar da solo. Non ho mai corso in moto e quindi non sapevo cosa volesse dire tenere un volante fra le mani, per me era una esperienza davvero tutta nuova”.

La sua unica esperienza prima di partire era stato il Merzouga Rally, in Marocco: “In quell’occasione avevamo testato il mezzo, ed anche io avevo fatto la mia esperienza. Finita la gara mi ero molto tranquillizzato perchè avevo visto e toccato con mano il potenziale di questo RZR sulle dune. Il Merzouga rally è una gara per le sole moto e quindi le dune sono difficili, forse più che quelle di questa Dakar e le avevo superate in modo brillante, senza problemi”.

Il momento più difficile, ovviamente, in gara, il soprasso dei camion. Willy in effetti scuote la testa ripensandoci: “Davvero, quello per me era il momento in assoluto più pericoloso. Quando un camion mi sorpassava ero spesso costretto a fermarmi perchè non vedevo più nulla – praticamente venivo investito da uno tsunami di sabbia e polvere – ed era pericoloso continuare a correre senza sapere cosa c’era davanti. Nello stesso tempo però, quando mi fermavo avevo il terrore che un camion mi passasse sopra. L’equipaggio del camion ha un punto di vista diverso, loro vedono più in alto, al di sopra della polvere, e non vedono chi invece, piccolo, può essere dentro la polvere, so bene com’è perchè ho già corso in camion. Questa era l’unica cosa che mi spaventava, ma per fortuna non è successo nulla. Anche quando mi insabbiavo, ed ogni tanto mi è successo, correvo subito a mettere una pala in cima alla duna per paura che un camion arrivasse e mi piombasse addosso, schiacciandomi”. Chiedo poi a Willy se gli è mai capitato di viaggiare di notte, “Sì mi è successo perchè qualche giorno partivamo talmente tardi che era scontato che ci saremmo trovati a viaggiare con il buio. Ci sono stati addirittura dei giorni in cui sono partito in speciale alle 19 (il giorno in cui la speciale era divisa in due) e questo trovo che sia davvero poco simpatico. Pericoloso di sicuro, per gli elicotteri, per i piloti. Capisco perfettamente che non ci sono soluzioni a portata di mano per risolvere il problema, so che i motociclisti partono prima dell’alba in trasferimento, ma non è giusto che una parte dei concorrenti parta in speciale quasi con il buio”.

Perchè chiamo Willy eroe? Lo sapete qual’era la sua velocità massima ? “Una volta ho raggiunto i 118 km/h, in speciale, in fuoristrada, ma sulla strada asfaltata si potevano raggiungere anche i 126 km/h. Tanto è vero che mi sono beccato anche una multa – ridacchia – ho pagato 300 euro di multa perchè stavo cercando di testare il mezzo, per vedere la velocità e non mi sono accorto che ero entrato in una zona controllata dal limite. Ero così contento per la mia velocità di punta che non mi sono accorto di nulla: poi alla sera, quando sono arrivato al bivacco mi hanno fatto la multa”.

Fra tutte le Dakar possiamo dire che questa è stata senza dubbio la più strana? “Assolutamente sì – risponde senza esitazioni Willy – già partire da solo era una novità strana. Non sapevo bene cosa aspettarmi da questa esperienza. La cosa che più ho patito sono stati i trasferimenti, lunghissimi, da solo. Avevo paura di addormentarmi e così spesso mi fermavo, cercavo di distrarmi. In compenso in speciale trovo che da soli si sia più concentrati, nessuno ti distrae e in effetti con una vettura che non va poi così forte  è l’ideale in speciale essere soli”.

 

 

I veri eroi della Dakar 2012: Willy Alcarazultima modifica: 2012-02-06T19:03:09+01:00da elicara
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