Mitsubishi RalliArt Off Road Italia: il loro racconto

Lo squadrone era partito da casa con tre Mitsubishi Pajero in gara e duedakar 2012, silvio totani, fratelli totani, tito totani, ralli art italia, off road mitsubishi camion di assistenza veloce più altri 4 mezzi iscritti in T5. Una squadra come si deve, con tanto di osteopata al seguito, meccanici, amici e quant’altro.

La loro è stata una gara travagliatissima che Renato Rickler ha vissuto sulla sua pelle e continuando a ripetere ‘per me è l’ultima’ tanta è stata la fatica. Renato dakar 2012, silvio totani, fratelli totani, tito totani, ralli art italia, off road mitsubishiera al volante dell’Iveco iscritto in T4.3 assistenza veloce dei suoi mezzi, insieme al Man di Stefano Calzi. Con Renato c’era Franco Giuntoli (santo subito !) e con Stefano invece c’era il mitico Umberto Fiori.

Le auto invece erano così ripartite. Un Pajero passo corto era affidato a Marco Zucchi e Claudio Busseni che purtroppo sono usciti di scena ancora nelle prime tappe in Argentina. Colpa forse un pochino dell’inesperienza e della preparazione non all’altezza ma i due simpatici piloti hanno assicurato che il prossimo anno si prepareranno meglio – loro vengono dal mondo dei rally – e ripartiranno per la 34. edizione della Dakar con le idee più chiare ed intenzionati ad arrivare fino in fondo. Stefano Marrini e Matteo Braga sono stati costretti a deporre le armi quando alla fine della gara mancava davvero pochissimo, ma anche loro hanno idee bellicose per la prossima edizione. Fra le auto i “survivors” sono stati i due fantastici fratelli Totani: Silvio e Tito. Tranquilli e inarrestabili i due abruzzesi sono arrivati alla fine ad ogni costo. Quando nell’ultima speciale di 29 chilometri si è ammutolito il motore della loro Pajero T2, Tito ha pensato, ‘a costo di tirarlodakar 2012, silvio totani, fratelli totani, tito totani, ralli art italia, off road mitsubishi io fino al traguardo ma noi alla fine di questa gara ci dobbiamo arrivare’. E così è stato: 66. posizione assoluta in classifica al termine di una gara vissuta anche al buio, con una notte passata in mezzo alle dune. Ecco dalle parole di Silvio il racconto e il bilancio di questa Dakar. “Questa Dakar è diversa, rispetto a quella che avevo fatto nel 2009 in camion con Renato – racconta Silvio Totani – è meno bella, molto più pericolosa, con troppo fesh fesh, pochissima sabbia e con i camion che vanno troppo forte. C’è troppa differenza fra gli ufficiali e i non ufficiali: i primi trovano una pista quasi piatta, perfetta, liscia come un biliardo, mentre noi che partiamo indietro troviamo l’impossibile. C’è un divario fra i primi 30, o 40 che partono, e gli altri quasi impossibile. La differenza è abissale. E poi per i T2 è ancora più difficile. Se andiamo a vedere l’ordine di partenza vedremo che ce n’erano iscritti pochissimi, e meno della metà sono arrivati al traguardo”. Chiedo a Silvio quali sono state le difficoltà principali che hanno incontrato e lui non ha dubbi: “Fesh Fesh” dice determinato. “E’ stato l’unico problema perchè con i camion che scavano e fanno i solchi profondi quando arriviamo noi con macchine “normali” senza tantissimo motore, è facile restarci dentro”. Quante volte siete arrivati a fine speciale con il buio? “Non tantissime, solo 4 volte, è andata bene. Copiapo-Copiapo l’abbiamo trascorsa nelle dune, passandoci anche la nottata schiacciando un pisolino e ripartendo poi con la luce e la nebbia bassa sulle dune. E’ stato quando mi sono rotto il naso”. Gli chiedo poi se rifarà l’esperienza : “Sicuramente- risponde senza esitare – ma con un T1”. E poi riprende : “Questa è una gara in cui conta andare piano. Io ho il piede destro che mi fa male da quanto lo tenevo alzato, perchè andavo piano. Però è anche l’unico modo per arrivare in fondo con una vettura di serie come la nostra. Siamo andati più piano in questa gara che in un qualsiasi raduno che potevamo fare a casa, anzi diciamo che abbiamo fatto un raduno in Sud America”. Però andando piano avete fatto il risultato ?: “No – mi contraddice Silvio – andando piano arrivi in fondo e non rompi la macchina, ma il risultato non arriva”. Che cosa cambieresti in questa gara ? “Riporterei sicuramente la partenza a Buenos Aires, perchè Mar del Plata non mi è piaciuta – come a tutti, direi ! – metterei molta più sabbia, perchè ce n’è sempre di meno e questo perchè i partecipanti non sanno guidare sulla sabbia”. E poi faccio due chiacchiere con Tito, che ancor prima delle mie domande già sta ridendo: “La gara mi è piaciuta, moltissimo, ne vale sempre la pena di venire a correre qui”. E poi insisto, ma Silvio ti ha mai fatto guidare? “Sì, sì ogni tanto, Ma solo in trasferimento. Mi avrebbe anche fatto guidare in speciale ma c’erano dei problemi tecnici perchè usiamo due sedili completamente diversi e io non mi trovo con la sua posizione di guida perchè lui è più largo e più lungo di me”. E poi gli chiedo delle difficoltà principali della gara: “Qui è cresciuto tutto. Questa gara di anno in anno diventa più grande, più difficile ed ormai arrivare in fondo con un T2 è sempre più difficile. Noi però ce l’abbiamo messa tutta e ce l’abbiamo fatta e dobbiamo ringraziare tutti i ragazzi, i meccanici che hanno lavorato tanto alla notte, ed anche e soprattutto i nostri T4 che ci hanno aiutato tantissimo. Stefano è stato un mito “. In che senso? “Bè nei momenti più difficili, quando per tirarti fuori da determinati problemi da solo ci potresti mettere due ore, con il camion e l’aiuto di Stefano ed Umberto te la cavi in pochi minuti. Andare al traino non è che ti salva la vita, però di sicuro riduce i tempi, anche se non vedi assolutamente nulla. Succede in tutte le squadre: ci sia aiuta uno con l’altro. Noi avremmo voluto fare gioco di squadra con le altre Mitsubishi, ma quando siamo rimasti da soli abbiamo potuto contare solo sui camion, che comunque arrivano dopo un ‘ora, a volte dopo due perchè partono per ultimi”. E conclude “La Dakar vera la facciamo noi. Ma non voglio peccare di immodestia. Siamo noi, quelli che partono per ultimi, che vivono la vera avventura di questa gara: farla cn il T2 di serie è davvero una scommessa e già dal numero di iscritti in questa classe, così pochi, capisci quanto è dura”.

A tutti e due chiedo qual’è la macchina migliore per correre laDakar, ecco le risposte:

Silvio : “La macchina di De Villiers” e cioè la Toyota Imperial pick up.

Tito: “Una macchina leggera con tanti cavalli. Non m’importa la marca”. 

Mitsubishi RalliArt Off Road Italia: il loro raccontoultima modifica: 2012-01-22T17:26:58+01:00da elicara
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