Dakar in Africa? O Dakar in SudAmerica? Quali differenze?

Alcuni lettori del blog mi hanno chiesto di spiegare le differenze fra le due gare – Dakar in Africa e Dakar in Sud America – nel senso di percorsi, di dune, di sabbia. Innanzitutto dobbiamo cominciare con il dire che…

che…le due gare sono diverse, molto diverse. Non bisogna fare il paragone fra le due Dakar perchè si tratta di due gare totalmente differenti che in comune dakar 2012, dune di sabbia, Argentina, Cile, Perù, hanno solo il nome (non basta solo la foto qui accanto per vedere le differenze???).

Già, per l’appunto. Partiamo da quest’altro interrogativo che per primo mi hanno posto diversi colleghi giornalisti. Ma perchè si chiama ancora Dakar? Il primo anno in cui si corse in Sud America, qualche collega francese la chiamò Panamericana, oppure TransAmerica suscitando l’ira, ovviamente, degli organizzatori, la ASO. Ancora qualcuno ha pensato di appellarsi agli oceani, chiamandola magari dall’Atlantico al Pacifico, ma la ragione per cui si chiama ancora Dakar sta in quell’omino stilizzato che da anni ricrea in chiunque lo veda il marchio Dakar.

Dakar, che se guardate bene quando leggete, nel marchio, ha la piccola R cerchiata di marchio registrato, è un marchio per l’appunto, ed è depositato presso il tribunale quindi mai più nessuno potrà usare non solo il nome Dakar, da solo, ma neanche Parigi-Dakar. Quando Zaniroli inventò la Transafricaine Classic, come sottotitolo citò “Parigi-Dakar classica”, e la Aso gli fece causa. Per questo motivo l’organizzatore fu costretto a scrivere “Da Parigi a Dakar” e così si salvò in corner.

Ma aneddoti a parte, lo stesso discorso vale più o meno per la Dakar, gara conosciuta agli occhi dei più e alle orecchie dei più solo con questo nome. Perchè abbandonare un nome – o marchio che sia – di successo? Visto soprattutto che si pagano i diritti sul marchio e che tutto ciò che reca il marchio Dakar costa tantissimo, è tutelato, e va a ruba in tutto il mondo?

Sistemato il discorso marchio parliamo delle differenze delle due gare. Non lo dirò attraverso parole mie, ma attraverso quelle dei piloti con cui ho parlato di questo. Per esempio con Jordi Arcarons, lo scorso anno, che tornava a correre dopo oltre 10 anni di assenza dalla gara. Oppure con Franco Picco, quest’anno, o con Miki Biasion, o ancora con Cyril Despres: tutti sono unanimi nel dire che le due gare non vanno messe a paragone. Sono dure, impegnative, in modo diverso e confrontarle è un errore. “Per primi i trasferimenti su asfalto. Alla Dakar africana i trasferimenti di 300 o 400 chilometri li potevi avere due o tre volte al massimo, non per una settimana di continuo, e quindi qui arrivi sulle speciali abbastanza tardi, con il caldo già elevato e la sabbia già molle per il troppo calore”.  E poi le dune, che sono diverse: per la consistenza, per le rotondità, per il tipo di sabbia, per come devi tagliarle di traverso, per il colore. Il Perù a detta di tutti ricordava a tratti la Libia, in altre zone il Marocco, ancora in altridakar 2012, dune di sabbia, Argentina, Cile, Perù, la Mauritania. E poi in Africa la prerogativa era la famosa “erba chameaux” in Sud America invece domina il fesh fesh, questa sabbia sottile, che diventa polvere anche se ci cammini lentamente a piedi. Si trova dappertutto, anche nel giardino delle case private ma il problema della Dakar e che quando si traccia il percorso si tende a dimenticare che su quel tratto di strada passeranno fra moto, quad, auto e camion, circa 400 mezzi e quindi il deterioramento sarà spaventoso. Questo errore si è fatto nella prima edizione americana, nel 2009, quando la metà delle speciali vennero accorciate o cambiate, o tagliate perchè impraticabili, ma si continua a fare oggi, quando si spingono i piloti in dakar 2012, dune di sabbia, Argentina, Cile, Perù, questi solchi di fesh fesh che alla mattina misurano dieci centimetri di profondità, e al pomeriggio anche un metro. Pensate poi alle partenze a 30″ uno dall’altro, specie per quad e camion e fate un po’ voi. Certo, lo stesso si faceva anche in Africa e la polvere c’era anche lì, ma qui è sicuramente diverso, e tanto, tanto pericoloso.

Lascerei la parola ora anche ai piloti, che leggono questo blog, e ai copiloti, perdakar 2012, dune di sabbia, Argentina, Cile, Perù, poter dire la loro, per spiegare a chi ci legge e non è mai stato magari nè in Africa nè in Sud America le differenze salienti, io ve le proporrò ancora, prossimamente, con le interviste ai piloti. Per le foto – spettacolari – ringrazio Maindru e DPPI.

Dakar in Africa? O Dakar in SudAmerica? Quali differenze?ultima modifica: 2012-01-20T23:48:47+01:00da elicara
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Dakar in Africa? O Dakar in SudAmerica? Quali differenze?

  1. Una volta Roberto Boano mi ha detto che per lui la Dakar rimane una gara, anzi LA gara massacrante per eccellenza, che mette a dura prova tutti, meccanici, piloti e mezzi. La Dakar è sinonimo di estremo. L’importante è che mantenga la sua “fama” di gara di totale resistenza, indipendentemente da dove venga disputata.

    Io non ho corso una Dakar africana, ma ne ho parlato col babbo, che ne sa.
    In Sud America ci sono speciali più corte (quest’anno le speciali più lunghe erano divise da una neutralizzazione sull’asfalto) ma dal fondo più impegnativo. Rispetto ad una tappa africana in Sud America trovi varie (tutte!) tipologie di terreno in speciale: puoi passare da sterrati enduristici stretti e pietrosi come in Sardegna a plateau larghissimi (o erg infidi) in pochi km. Stavo ripensando per esempio ai colori della sabbia che ho trovato quest’anno: marrone, bianca, grigia, rosa, gialla e rossa!
    La grande differenza è che qui c’è gente (quasi) ovunque disposta ad aiutarti o darti da bere e che le giornate (grosso vantaggio rispetto all’Africa!) sono più lunghe e quindi un motociclista medio, senza che abbia particolari problemi, arriva sempre al bivacco con la luce.
    Il vero problema in SA è la polvere, fastidiosa e pericolosa e, come scrivi tu, il fesh fesh, ma il terreno è così, c’è poco da fare.
    In particolare la polvere dei quad è micidiale (camion non ne ho quasi mai visti) che per uno strano motivo, a differenza delle auto, rimane.

    Tre domande finali:
    1) Despres quest’anno ha vinto con 43 ore di speciale. L’anno scorso e in Africa il vincitore ci metteva dalle 50 alle 60 ore, corretto?
    2) Dopo un canyon di fesh fesh e un giretto tra i rami secchi, ho intravisto una macchina dei medici e mi sono fermato per chiedere se avevano acqua da darmi. Vedendomi allegro e vispo la loro risposta è stata che l’acqua che avevano era solo per i radiatori e che il CP non era lontano (50km!). Fanno sempre così?
    3) Mio padre è tornato dalla Dakar 2004 in moto che pesava 4 kg in meno, io ho perso solo mezzo Kg. Vuol dire che lui ha patito di più (aveva 48 anni) o sono io che mangio troppo?

    Un saluto

    Nicola

Lascia un commento