Manuel Lucchese, la sua storia va raccontata

E’ dall’inizio della Dakar che voglio raccontare la storia di Manuel, della sua raccolta di fondi via Facebook e dei 6500 euro raccolti per finire di pagare l’iscrizione. Della sua giacca e delle sue maglie tecniche con i nomi di tutti coloro che lo hannno aiutato. Della giacca che alla fine dell’avventura verrà messa in vendita fra tutti coloro che l’hanno aiutato.

 Le sue vicissitudini in questi giorni sono state davvero tantissime, fra rotture, errori di navigazione, qualche volo qua e là, ma in questi ultimi giorni ha veramente toccato l’apice ed è arrivato anche a trascorrere – come i veri dakariani – una notte del deserto. La storia è lunga ma cerco di riassumerla perchè merita.

La speciale di sabato, quella lunga divisa in due, lo intrappola al suo interno con la rottura dell’iniettore, o almeno lui pensava che fosse quello. Si trova ancora nel primo dei due tratti cronometrati. Smonta la sua Husaberg in speciale, sistema quello che c’è da sistemare e rimonta ildakar 2012,manuel lucchese,avventure alla dakar,cile tutto. Quando va ad accendere la moto però non accade nulla. Nel frattempo lì intorno si è radunato il solito capannello di gente e così lui chiede se qualcuno ha un compressore. I cileni sono un po’ meno organizzati degli argentini e quindi non ce l’hanno, ma questo non rappresenta un problema e così partono in macchina lasciando Manuel in speciale, e vanno in città a cercarlo. Tornano, Manuel smonta il motore e il problema è nell’iniezione. Riaggiusta il tutto – seguo parola per parola quello che mi ha raccontato lui – e riparte. Si presenta al via del secondo tratto di speciale alle 18,30. Comincia la prova speciale e quando arriva il crepuscolo e lui si trova da solo sulle dune, mentre il sole comincia a scendere dietro l’orizzonte, lo prende un attacco di panico. “Non mi era mai successo prima – racconta – non sapevo cosa fare, nè dove mi trovavo e soprattutto se era il caso di continuare”. Poi si tranquillizza, risale in sella e seguendo un suo istinto e delle tracce che andavano in tutti i sensi va avanti fino all’una di notte. A quel punto si rende conto che non ha assolutamente idea di dove si trova. Ha perso le tracce, i solchi lasciati dal passaggio dei camion sono profondissimi, e vede altre tracce che vanno in tutti i sensi. Lascia la moto e sale su quella che gli sembra la duna più alta  – per fortuna la luna era quasi piena – e si guarda intorno in cerca di qualcun’altro, bloccato nella sabbia. “Ho visto dei fari in lontananza e non so perchè ho pensato che fossero delle auto locali, non della gara. Mi sono fatto coraggio e sono andato in quella direzione. Per fare quelli che mi sembravano due chilometri ho impegato quasi un’ora, cadendo abbastanza spesso perchè al buio, sulle dune e con il solo faretto da enduro non vedevo granchè. Finalmente arrivo alle luci e trovo l’asfalto. Chiedo informazioni e mi dicono che se seguo l’asfalto trovo il bivacco”. Ma lui non poteva farlo perchè sarebbe stato messo fuori gara: lasciando il percorso di gara sarebbe andato contro il regolamento perchè avrebbe perso una serie di WPT – la famosa traccia. “Me ne mancavano 11 e non volevo mollare. Allora loro mi hanno spiegato che potevo proseguire in una certa direzione e sarei rientrato in speciale. Così ho fatto e dopo un’altra oretta ho trovato il CP”. Dorme lì con loro, buttato per terra, al freddo della notte, e alla mattina, appena viene la luce (qui siamo più ad ovest e quindi ci vogliono circa le 6 e mezza, si sveglia e si prepara a ripartire. “Solo che la moto era conciata male. A forza di cadere la notte prima l’avevo sbattuta e avevo diverse cose che pendevano un po’ dappertutto”. Così la sistema e riparte sempre cercando di seguire le tracce. Di nuovo si perde completamente e si ferma, ormai sulla soglia della disperazione. Di nuovo sale sulla duna più alta e vede, in lontananza un elicottero, si sbraccia per attirare la sua attenzione e il pilota lo vede e atterra accanto a lui. Gli propone di prenderlo a bordo ma Manuel rifiuta, al punto a cui è arrivato sarebbe assurdo riunciare e perdere gli ultimi WPT. Però gli chiede almeno la direzione da seguire e il pilota dell’elicottero gli dice “Guardami mentre mi alzo in volo, per 20″ seguirò la traccia che ti riporterà al bivacco” (non vi fa pensare un po’ al Signore degli Anelli questa storia??). L’elicottero parte e Manuel lo segue con lo sguardo. Sono le 8,30 di mattina di domenica 8 gennaio.

Alle 10,30 Manuel Lucchese esce dalla speciale e rientra al bivacco. E’ sfinito, ma ancora in gara.

Manuel Lucchese, la sua storia va raccontataultima modifica: 2012-01-10T03:56:53+01:00da elicara
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4 pensieri su “Manuel Lucchese, la sua storia va raccontata

  1. HO ‘ 80 ‘ tanni e storie come questa ne ho ‘ gia ‘ viste tante ( conosco anche il DESERTO di ATACAMA ,e anche conozco il luogo , del quale fate il commento ) … MA questa storia MERITA MOLTI PIU ‘ COMMENTI e che si conosca di piu ‘ le storie di queste **** DAKAR **** SUD AMERICANE … AUGURI A TUTTI QUESTI CORAGGIOSI ..PINO da TORINO ……………

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