Correre in coppia con un pilota cinese

Maurizio Dominella, motoclista, preparatore di moto, meccanico, copilota e chi più ne ha più ne metta, ha corso questa Dakar in coppia con il pilota cinese Liu, su una Chery Rely X5 con il team comasco Tecnosport. Una vera e propria avventura visto che Maurizio non parla una parola di cinese e il suo pilota, che di nome fa Kun, non parla altro.

Maurizio Dominella, motoclista, preparatore di moto, meccanico, copilota e chi più ne ha più ne metta, ha corso questa Dakar in coppia con il pilota cinese Liu, su una Chery Rely X5 con il team comasco Tecnosport. Una vera e propria avventura visto che Maurizio non parla una parola di cinese e il suo pilota, che di nome fa Kun, non parla altro.

Ma ecco dalla diretta testimonianza di Maurizio il racconto della sua Dakar, non solo sulla sua, ma anchegiuliano e maverick.jpg un’occhiata di insieme, da un esperto con 19 anni di Dakar sulle spalle, dell’edizione 2011. “Non mi è particolarmente piaciuto il percorso di quest’anno, l’ho trovato monotono, non molto interessante, perchè spesso ci hanno fatto girare in tondo, contrariamente alla Dakar africana che era una gara in linea. Qui in realtà in alcune occasioni ci facevano fare 30, 40 chilometri sulle montagne per poi scendere e ritrovarci a due chilometri dal punto da cui eravamo partiti, o saliti. Chi viene a correre qui, si aspetta le dune, la sabbia, e invece nella realtà fatto 100 il percorso della Dakar per un 65% era fesh fesh e le dune non rappresentavano più di 50 chilometri complessivi, con trasferimenti tirati come tempi, altro che andare piano nei paesi; infine per un 20 % sterrato.  Le prime due tappe sono state molto belle, di montagna, la speciale di Copiapo che tutti temevano in realtà è stata molto bella e scorrevole, le due tappe da 500 e passa km sono state abbastanza dure. Diciamo che nel complesso la gara è stata dura, ma più per la tempistica, per gli orari di partenza assurdi (a volte noi indietro in classifica auto siamo partiti a mezzogiorno, il che vuol dire per forza ritrovarti con il buio in speciale). E prosegue:”Avendone fatte così tante ho trovato in questa gara un abbassamento di umanità. Credo che alla sera ad un amatore, ad un pilota che non è un top driver, farebbe piacere incontrare al bivacco chi questa gara la organizza. Chi ti manda dentro il percorso alla mattina, ma invece queste persone non si vedono mai, fatta eccezione per il briefing. Questa l’ho trovata una caduta di stile e nello stesso tempo di umanità verso quei piloti che hanno risparmiato tutto l’anno per venire a fare questa gara, che sono in fondo alle classifiche, e che nel bene o nel male, sono quelli che sostengono questa gara”.

E poi parla di preparazione fisica, dei mezzi, delle Dakar del passato e soprattutto dei motociclisti: “Per fare questa Dakar bisogna essere preparati bene a livello fisico, non tanto e non solo chi corre in macchina, ma chi affronta la gara in moto. Io che sono un motociclista posso dire che i veri eroi di questa gara sono i motociclisti”. A sorprenderlo sono stati i camion: “Ho trovato dei camion che vanno come le macchine, ho trovato dei camion che mischiati alle macchine in partenza fanno in modo che chi arriva dopo di loro sul tracciato trova dei solchi alti due metri. Diciamo che oggi si sta dando più preferenza allo show e al business: mi sembra un Tour de France fatto nella polvere. Capisco che le esigenze della ASO di bilancio siano fondamentali per la buona riuscita di questa gara ma secondo me basterebbe poco per renderla più umana. Forse manca un vero condottiero”.

E poi parliamo della sua gara, finita con la 43. piazza assoluta: “Sotto un certo punto di vista è stata divertente, sotto un altro inquietante. Ho corso con un pilota cinese molto bravo, un ottimo ragazzo, ma con un piccolo limite: liu.jpgparla solo cinese. Ho fatto il navigatore solitario perchè per nove, dieci ore al giorno al di là dei gesti e delle fatiche della comprensione, non ho detto parola. Però sono soddisfatto, è stata una grande prova per me e diciamo pure che non abbiamo avuto l’opportunità di litigare mai !” E a proposito della sua Chery : “A questo proposito devo ringraziare tutti i ragazzi che hanno lavorato tantissimo sulla nostra vettura. Abbiamo avuto un po’ di problemi, in una tappa siamo arrivati alle cinque di mattina, ma volevamo a tutti i costi arrivare fino in fondo e i nostri meccanici ce lo hanno permesso”.

Alcune delle rotture che sono avvenute hanno costretto Maurizio a prendere delle decisioni, per esempio a saltare dei waypoint sul percorso portandosi a casa non poche penalità. Il fatto è stato causato dalla rottura, due volte, di un pistone, o meglio dei famosi martinetti (che avete forse visto in televisione) che ormai quasi tutti i mezzi in gara utilizzano per sollevarsi, in caso di foratura oppure in caso di insabbiamento. Il problema sorge quando tu sei pronto a ripartire e il pistone non rientra e finisce per farti da ancora nella terra o nella sabbia: a loro è successo due volte. Per questo Maurizio ha saltato alcune parti del percorso e per questo è finitoauto liu.jpg un po’ in fondo alla classifica con ore di penalità.  “Senza quelle, circa, 20 ore di penalità che abbiamo accumulato avremmo finito ventesimi che era un risultato assolutamente alla portata nostra e della nostra vettura”.

Correre in coppia con un pilota cineseultima modifica: 2011-01-20T18:21:00+01:00da elicara
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