Ho visto piangere…

Oggi ho visto tante persone piangere. Per motivi diversi, ma tutti emozionanti. Ho visto piangere al traguardo, a calde lacrime, Juan Pedrero il companeros di Marc Coma che ha finito al quinto posto la sua Dakar da pilota ufficiale e ha assicurato al suo compagno di squadra la vittoria.

Oggi ho visto tante persone piangere. Per motivi diversi, ma tutti emozionanti. Ho visto piangere al traguardo, a calde lacrime, Juan Pedrero il companeros di Marc Coma che ha finito al quinto posto la sua Dakar da pilota ufficiale e ha assicurato al suo compagno di squadra la vittoria.

Ho visto piangere Laia Sanz che ha mantenuto un certo distacco alle prime due interviste e poi si è sciolta. Ho visto piangere Nasser Al Attiyah, il primo arabo ad aver mai vinto la Dakar, e poi ho visto piangere – di disperazione – Filippo Assirelli, il team manager Aprilia. La perdita del terzo posto di Chaleco Lopez è stata un duro colpo per tutto il team , demoralizzato al traguardo, mentre tutti festeggiavano. Gli occhi puntati laggiù, da dove non si vedeva arrivare la moto numero 3. E poi la notizia, ha rotto l’ammortizzatore, ed è fermo a 40 chilometri da qui. Intanto arrivano uno dopo l’altro tutti i piloti, tutti i primi dieci, ed Helder Rodrigues aspetta il verdetto, e aspetta il suo amico Chaleco, per sapere se sarà lui a salire sul podio o no. I minuti scorrono e le notizie si susseguono, “è ripartito, ma va a 30 all’ora” e David Castera si avvicina a Helder e insieme controllano helder e castera.jpgl’orologio. Se Chaleco non arriva entro le 12 e 55 Helder sarà terzo. L’attesa è devastante e lo stesso Helder è combattuto fra la possibilità di conquistare il podio e la sfortuna – e quindi il dispiacere – dell’amico.  Sfilano le moto e poi comincia ad esserci fermento fra i giornalisti e i cameraman. “Sta arrivano – sento dire – è al traino di un’altra moto”, “No lo stanno spingendo” , “No c’è Duclos che lo spinge con il piede”. Insomma le voci si accavallano e non si capisce nulla. Poi si vede un pilota arrivare, tagliare il traguardo, appoggiare la moto sul cavalletto e scappare via, da dove era venuto. Nello stesso momento Alex Zanotti che è vicino a me scappa anche lui verso l’arrivo.arrivo chaleco.jpg  E’ il segno, Chaleco sta arrivano e infatti compare dopo pochi secondi. Intorno a lui ci sono almeno cinque piloti. Un quad lo traina con una corda, Zanotti e l’altro pilota spingono la moto, Duclos gli è affianco. Gli si buttano tutti addosso e Chaleco lascia lì la moto e si allontana per rispondere alle domande. E’stanco e rosso in viso, ma è sereno, o almeno questa è l’impressione che riesce a dare. Poi si fa largo fra la helder e chaleco.jpggente Helder e si abbracciano. Lopez ha perso il podio ma abbraccia Helder ed è contento per lui. Chaleco è soffocato dalle persone tanto che Filippo – il suo team manager – non si riesce neanche ad avvicinare. E’ devastato, triste, “un anno di lavoro” ripete, ma poi alla fine reagisce e dice, “certo, almeno siamo quarti”. Ed è la stessa cosa che dice il suo pilota “l’importante è stare bene e non essersi fatti male. Abbiamo tenuto duro per tutta la gara, è stata bella e combattuta, mi rifarò il prossimo anno”. Ed intanto poco più in là Alex racconta quello che è successo: “Ha rotto il link (spero che si scriva così) – il leveraggio della sospensione posteriore – e non si è fermato. Ha continuato e poi ha distrutto la ruota. Ha aspettato che arrivasse Farres e gli desse la sua ruota e così è stato. Poi sono arrivato io e ho aiutato Farres a montare la ruota distrutta di Chaleco perchè lui era stanchissimo (il sole cuoceva lentamente oggi!). Poi siamo ripartiti e abbiamo trovato di nuovo Chaleco fermo. La moto si era spenta e non andava più in moto. Abbiamo provato a fare ponte e a cambiare le centraline, le abbiamo veramente provate tutte, ma non c’è stato nulla da fare. A quel punto abbiamo cercato una corda e Duclos lo ha tirato fino a 200 metri dal traguardo, quando la corda si è spezzata. A quel punto siamo corsi tutti per spingerlo e un quad ha preso il pezzetto di corda rimasta e lo ha tirato, mentre noi lo spingevamo, al traguardo”.

Le condizioni della sua moto le vedete nella foto qui accanto, mentre la porta avanti Alex Zanotti. moto chaleco.jpgPraticamente la parte posteriore è alta circa 80 centimetri, forse meno. Dopo pochi minuti arriva anche Farres. Assirelli lo abbraccia e lo ringrazia ed è felice perchè ruota farres.jpgFarres ultimamente aveva avuto un po’ di sfortuna e non riusciva a finire una gara che fosse una. E poi mi indica la sua ruota. Fate voi !!

Ho visto piangere…ultima modifica: 2011-01-15T23:47:00+01:00da elicara
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Ho visto piangere…

  1. Anche io sono molto dispiaciuto per Lopez, ma alla fine la differenza fra il 3o e il 4o posto non è troppo importante.
    Parliamoci chiaro, e io ho sempre evitato di fare commenti tecnici per non entrare in conflitto con nessuno, ma questa dakar, Lopez, doveva e poteva vincerla, era la prova dove la moto, il pilota e il team dovevano interrompere il predominio della Ktm e non ci sono riusciti. L’Aprilia, dopo la riduzione della cilindrata di tutte le altre è la moto più competitiva, lo svantaggio della complessità progettuale e di intervento di manutenzione sono ampiamente compensate dalla maggior potenza e sfruttabilità in alto del motore, che in queste competizioni, a differenza dell’enduro dove la moto non può essere competitiva, viaggia sempre ad un alto numero di giri.
    Ma purtroppo Lopez non è ancora un pilota all’altezza dei primi due. E’ un ottimo driver, uno dei migliori 3/5 al mondo, ma la differenza per ora la fanno ancora Coma e Despres.
    Ma soprattutto la differenza la fa l’organizzazione del team, di quella Ktm si è saputo molto, dai mezzi assistenza all’arrivo di Sala come TM di Coma e ai portatori d’acqua che sono loro stessi ottimi piloti e alla fine la squadra austriaca è globalmente la migliore.
    Di quella italiana si è saputo meno, ma la mancanza di Graziani, il minor coinvolgimento della casa madre e l’organizzazione sicuramente meno efficace alla fine fanno la differenza.
    Non me ne voglia ne Lopez, ne Assirelli, le mie sono critiche da appassionato che spera di vedere la casa italiana triofare un domani.
    Di cuore, Daniele.

Lascia un commento