Una moto fatta a scuola

Questa è una storia magnifica! Me l’hanno raccontata pochi giorni fa e mi ci è voluto un po’ di tempo per raccontarla tutta. ora eccola, nella sua completezza !

Paolo Massari, 41 anni di Rimini, è insegnante in una scuola professionale che è l’istituto Leon Battista Alberti, sempre di Rimini. E’ qui alla Dakar in veste di meccanico, con il gruppo di Franco Picco e lavora sulla moto di Filippo Ciotti, perchè? ora ve lo faccio faccontare da lui. “Sono un appassionato di meccanica e motociclette – insegno laboratorio di meccanica: tengo cioè un corso di autoriparatori per auto, camion, moto, barche, tutto  ciò che ha un motore – ed è così che sono finito alla Dakar. 

Questa è una storia magnifica! Me l’hanno raccontata pochi giorni fa e mi ci è voluto un po’ di tempo per raccontarla tutta. ora eccola, nella sua completezza !

Paolo Massari, 41 anni di Rimini, è insegnante in una scuola professionale che è l’istituto Leon Battista Alberti,paolo.jpg sempre di Rimini. E’ qui alla Dakar in veste di meccanico, con il gruppo di Franco Picco e lavora sulla moto di Filippo Ciotti, perchè? ora ve lo faccio faccontare da lui. “Sono un appassionato di meccanica e motociclette – insegno laboratorio di meccanica: tengo cioè un corso di autoriparatori per auto, camion, moto, barche, tutto  ciò che ha un motore – ed è così che sono finito alla Dakar. 

 

E’ successo che dopo tanti altri progetti che abbiamo portato avanti nella scuola, come per esempio gli scooter che funzionavano a metano e tante altre cose, abbiamo deciso – visto che ho la passione della moto e dell’off road e ho fatto anche qualche gara – di costituire una squadra, creare un team insomma, e chiedere alla scuola un ambiente per poter portare il team all’interno della scuola. Il tutto è cominciato lo scorso anno insieme ad un amico che fa il commercialista a Rimini e che si chiama Andrea Fesani : l’intenzione iniziale era di fare il Campionato italiano Motorally e abbiamo cercato una casa motociclistica che fosse interessata al nostro progetto e che ci potesse dare una mano. Cercando un po’ in giro abbiamo trovato la Rieju che ha la sua filiale italiana a Bologna e che, quando le abbiamo presentato il progetto, si è dimostrata interessata e ci ha fatto acquistare la motocicletta ad un buon prezzo. E così abbiamo portato le moto a scuola e abbiamo cominciato a lavorare sul progetto: i ragazzi hanno cominciato smontandole, poi le hanno modificate e preparate per fare le gare di Motorally. Abbiamo scelto dei piloti e abbiamo affidato loro le moto e sono andati benino nel campionato italiano. Già dall’anno prima – inoltre – avevamo cominciato a lavorare su 3 moto che sarebbero partite per andare a disputare il Pharaons Rally in Egitto. Nel 2009 tutte e tre le moto sono arrivate in fondo, ai piedi delle Piramidi di Giza, al Cairo. Così, questo successo ci ha fatto decidere per il 2010 di rifare il Pharaons, con 5 moto di cui una Rieju, e anche stavolta tutte e cinque sono arrivate in fondo alla gara. Non aspettavamo altro. Perché a questo punto siamo andati al Salone di Milano, all’Eicma, a cercare il signor Riera che è il proprietario della Rieju e gli abbiamo fatto una proposta: fare la Dakar. Ha accettato e ci hanno anche trovato uno sponsor spagnolo, che è la Castrol, e che ha pagato l’iscrizione ad Andrea Fesani che sarebbe dovuto venire a correre in questa gara. Purtroppo, un mese prima di partire, Andrea è caduto in allenamento e si è fatto male ad un ginocchio e così abbiamo cercato e chiesto a Filippo Ciotti se voleva venire al posto di Fesani. Lui ha accettato e così eccoci qui!” Che storia, eh? Ma non finisce qui.

“Siamo qui alla Dakar dunque, con una moto preparata all’interno di una scuola, essenzialmente. Il team si chiama Legend Rally Team Rieju  factory team. La moto che abbiamo qui è una Rieju Marathon 450, a cui sono state nome scuola.jpgfatte delle modifiche necessarie per poter affrontare la gara. Qualche esempio? Le abbiamo studiate noi all’interno della scuola e hanno funzionato molto bene in Egitto, e cioè un ammortizzatore di sterzo a comando elettronico (“rubato” da una Ducati).ammortizzatore di sterzo.jpg Funziona in questo modo: noi abbiamo un pulsante sul manubrio che azioniamo a seconda del terreno. In genere aiuta e dà stabilità sul veloce e sulla sabbia. Sullo stretto e sul guidato rende la moto leggera e maneggevole – quando cioè non lo si attiva – sul veloce invece, azionandolo blocca il manubrio in maniera un po’ più consistente e dà più sicurezza. In più abbiamo montato un radiatore dell’olio supplementare (“rubato” da un CBR), serbatoi maggiorati per caricare più benzina. Abbiamo anche scelto cosa non montare, per esempio  pompe dell’acqua, tipo elettroventola perché scaricano la batteria, oppure pompe della benzina. Ho sempre pensato che meno cose ci sono sulla moto, meno se neradiatore olio supp.jpg possono rompere.

Fino ad oggi stiamo andando bene, non abbiamo avuto rotture o grossi problemi e alla sera basta un po’ di manutenzione per ripartire il giorno dopo. Contatti con la scuola ce ne sono pochi da qui, ma il preside del Leon Battista Alberti ogni tanto chiama e mi chiede novità !

Una moto fatta a scuolaultima modifica: 2011-01-10T17:40:05+01:00da elicara
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