Le avventure dei nostri Eroi

Sono le nove e mezza di sera quando Giovanni Uliana arriva al bivacco. E’ mercoledì sera e mancano ancora alcune moto al bivacco. Trovo Giovanni seduto a tavola. Ha gli occhi lucidi, stanchi e dlilatati, segno chiaro di stanchezza, ma anche in qualche modo di paura. Viaggiare da soli, in speciale, per 40 chilometri non è un’esperienza piacevole, soprattutto se non l’hai mai provata prima e quindi non sai bene dove vai, cosa ti troverai davanti, e le piccole cose che durante il giorno neanche vedi, di notte diventano enormi e ti spaventano.

Tosta, tutti mi ripetono la stessa cosa. “E’ una gara tosta” e se ne rendono conto man mano che procediamo, che andiamo avanti e scendiamo verso il sud del Marocco. Le speciali si allungano e diventano via via più difficili e non è certo il fatto che sia una gara di regolarità a renderla più tranquilla, o facile.

Claudio Zago e Giovanni Uliana se ne stanno accorgendo piano piano, e soprattutto Giovanni lo patisce perché fino ad oggi ha viaggiato in Africa, fatto qualche piccola garetta come il TRX ma una Dakar, come è questa, non la conosceva.

Mi racconta la sua giornata, e soprattutto la sua serata, gli errori di navigazione e mi chiede notizie dell’olandese che viaggiava con lui e che è voluto entrare nella seconda speciale anche se non era il caso. “nella prima speciale abbiamo viaggiato insieme, ma sulle dune continuava a cadere e io lo aiutavo a rialzarsi. Ero stanchissimo e quando siamo arrivati all’entrata della seconda speciale gli ho suggerito di non entrare, invece lui ha voluto provare e poi non l’ho più visto. Non l’ho aspettato perché vedevo che il tempo passava e rischiavo di arrivare con il buio, poi mi sono perso, e così eccomi qui”.

Per questo è stanchissimo, ma quando gli dico se vuoi puoi prenderti un giorno di vacanza, domani fai il trasferimento e poi riparti il giorno dopo, quasi si arrabbia “E no!” Mi risponde e da quello capisco che sta bene.

Riprendo la strada di notte e il giorno dopo sono al bivacco di Tan Tan ai piedi di un’antica fortezza dove ero già passata tre anni fa con la Transafricaine Classic. Piazziamo il bivacco sotto un sole cocente e con un caldo terribile e solo verso le 15 si alza un vento potente che ci obbliga a infilarci di nuovo le felpe e a cercare il sole che sta avviandosi verso il tramonto.

Non tardi, forse verso le 17 arrivano sia Claudio che Giovanni: la seconda speciale è stata annullata perché i militarei, senza preavviso alcuno avevano deciso di andare là per un’esercitazione di tiro. Per fortuna almeno la mattina ci hanno avvertito e così in tutta fretta abbiamo lasciato che i pilloti uscissero dalla prima ps e poi in trasferimento li abbiamo fatti arrivare al bivacco. Sono tranquilli,non troppo stanchi, ma Giovanni subito mi guarda e mi dice “anche oggi ho avuto i miei guai”. Ha bucato il serbatoio e queste vecchie moto ne hanno solo uno, davanti, tutto intero e non diviso come in quelle più moderne. “Sono arrivato alla pompa di benzina e ho visto che mentre rifornivo usciva benzina da un piccolo buco. Mi sono chinato in avanti per guardare e sono arrivati i soliti ragazzini ad accerchiarmi, li ho mandati via ma senza troppa decisione e non mi sono guardato alle spalle”. Grossissimo errore qui in Africa. Gli hanno aperto la piccola borsa che ha sul parafango posteriore e gli hanno rubato tutto. La trousse dei ferri, il telefono, la macchina fotografica. Ci mancava solo quello !

Claudio e io lo ascoltiamo e invece di incoraggiarlo gli diciamo su di tutto. Ma poi mi rendo conto che Giovanni non ha la nostra esperienza in Africa. “Stai attento – gli dico – perché più scendiamo e più è pericoloso, se in Senegal ti distrai ti rubano la moto da sotto il sedere”. Ho sottovalutato l’ingenuità e la bontà di Giovanni, non ci ho pensato e ho dato per scontate cose che invece noi sappiamo. La notte è stata lunga perchè hanno cercato in tutti i modi di saldarlo, di ripararlo e ne ho sentite davvero di tutti i colori! Positive eh, ne ho imparate tante. Riempire il serbatoio di acqua e poi bruciare la parte bucata, il saldatore a filo, e infine…il sapone di Marsiglia ! In un primo momento penso che mi prendano in giro e poi vedo che tutti annuiscono e in molti conoscono già il metodo. Sì, bello, ma dove accidenti lo trovo il sapone di Marsiglia qui. Poi mi sono persa la continuazione, ma so che stamattina Giovanni è riuscito a ripartire…ah sì, dimenticavo. Ha anche rotto il GPS, ma per fortuna ne aveva un altro al seguito e lo ha ritirato fuori e ora sta correndo con quello.

E infine, come dice Michele Zamattia quando i suoi due piloti si lamentano o sono stanchi “aveo voiuo la legenda? e alora…” in perfetto veneto !

Le avventure dei nostri Eroiultima modifica: 2010-10-22T20:03:00+02:00da elicara
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